
CAPITALISTI CON LA PISTOLA
John
Kleeves
Americani: chi
sono costoro ?
Definire il tipo psicologico medio dell'Americano non è così immediato.
Cosa sono essenzialmente gli Americani, e qual'è di conseguenza il campo
a loro più congeniale, nel quale realmente eccellono ?
Per molti grandi popoli della storia la
risposta è spesso stata agevole: i Romani ad esempio erano senza dubbio
dei soldati, i Greci erano degli artisti, i Fenici dei commercianti, gli
Egiziani dei religiosi ( dei preti o degli occultisti a seconda ), i
Cinesi dei filosofi, ed è facile vedere come ognuno abbia costruito la
sua fortuna in base alla superiorità derivata da quel particolare
talento, il quale anche andò a plasmare la sua civilizzazione. Gli
Americani sono certamente un grande popolo ( se non altro per essere
arrivati, ora come ora, a un passo dal dominio planetario; poi si vedrà
) ma per loro si stenta a trovare una definizione. Benché siano sempre
in guerra essi però non sono dei soldati, mancandogli i tratti
fondamentali caratteristici, vale a dire il militarismo, l'attrazione
per le uniformi, la propensione alla disciplina e soprattutto il valore:
mai hanno vinto una guerra per le virtù militari, semmai per la
tecnologia e la preponderanza numerica e materiale. Per quanto riguarda
l'essere degli artisti, dei filosofi e dei religiosi non se ne parla
neanche: pochi popoli disprezzano tali valori spirituali come gli
Americani; sembrerebbe non essere così per la religione, vista la sua
pervasività nella vita e sui media americani ma chiunque è stato negli
USA sa che è tutta apparenza, tutti riti messi in piedi per certi motivi
utilitaristici. Anche la tipologia del commerciante non calza
perfettamente all'Americano, che sembra qualche cosa di più; e poi non
spiega questa tipologia la numerosità delle guerre combattute: il
commerciante puro ama la stabilità della pace.
L'ibrida e pericolosa figura del commerciante armato
Il
problema di inquadrare gli Americani deriva dal fatto che essi non sono
riconducibili ad un tipo psicosociale puro, ad uno di quegli archetipi a
tutto tondo come sono il soldato, il prete eccetera, ma appartengono
alla categoria dei tipi sociali ibridi, intermedi. Gli Americani si
identificano esattamente, infatti, con la figura del commerciante
armato.
E'
una figura intermedia ma molto classica, della quale forse ci eravamo
dimenticati. Nell'antichità il commercio era quasi tutto armato:
nel bacino del Mediterraneo un rispetto accettabile della legalità
arriverà solo con l'Impero Romano e prima chi si dedicava al commercio
doveva anche essere un uomo d'arme e provvedere, più o meno
direttamente, alla protezione armata d’ogni sua attività, dalla raccolta
o acquisto delle merci, al trasporto, all'immagazzinaggio, e anche
all'esposizione e alla vendita al dettaglio nelle piazze. Era
problematico in particolare il trasporto via mare, per la presenza fitta
e costante di pirati: Pompeo condurrà nel 67 a.C. una delle sue
spedizioni militari più impegnative proprio contro i pirati, che
disperderà raccogliendo un'armata di 120mila fanti e 500 navi da guerra
e catturando 800 navi corsare ed espugnando 120 piazzeforti, o " covi ",
sulle coste.
La
stessa pirateria non era sempre molto distinguibile dal commercio: tutti
i mercantili, anche quelli riservati all'uso più innocuo, potendo e in
assenza di testimoni abbordavano altre navi, mentre era raro che un
equipaggio lasciasse un porto di carico senza aver rapito all'ultimo
momento qualche giovane o bambino da vendere schiavo nel porto
successivo. Il commercio armato fu addirittura la specialità
della più pericolosa potenza dell'antichità, Cartagine, la città fondata
come colonia dalla fenicia Tiro nel 814 a.C. e poi resasi indipendente e
divenuta superpotenza. Mentre i Fenici erano commercianti puri, i
Cartaginesi erano invece commercianti armati e divennero potenti
conquistando materie prime e mercati con un’azione continua di
penetrazioni commerciali appoggiate da campagne militari, che li portò
al controllo assoluto di tutto il Mediterraneo occidentale e delle sue
coste (ad eccezione di quelle francesi, dove c'erano i Greci di
Marsiglia, e di quelle peninsulari italiane, dove c'erano prima gli
Etruschi, i Romani e i Greci e poi i Romani). Fra le materie prime
miravano particolarmente agli schiavi e all'argento, metallo da monete.
Erano continuamente in guerra ma a dimostrazione del fatto che non
erano soldati le combattevano con mercenari, che arruolavano a
piacimento da ogni dove pagandoli con quelle monete d'argento che a loro
non costavano quasi niente. Il punto di forza della repubblica
cartaginese però, più che l'esercito terrestre mercenario, era la
flotta, che aveva capitani cartaginesi, equipaggi misti e schiavi ai
remi, e che era usata per aprire nuovi mercati, per proteggere i
mercantili dei loro armatori privati, e per impedire l'ingresso nel
Mediterraneo occidentale (la metà esatta del mondo, per quei tempi) a
qualunque concorrente.
Grazie Roma

Poi i
commercianti armati di Cartagine furono sconfitti dai soldati puri di
Roma. Nella Terza Guerra Punica sembra che i Romani, più che piegare una
città che, in effetti, non era più un pericolo, volessero distruggere
l'idea da essa rappresentata, compiere quasi un'operazione di eugenetica
sradicando per sempre dalla Storia e dal Pianeta il modo d'essere umano
dei suoi abitanti: durante l'assalto finale avvenuto in un giorno
dell'aprile del 146 a.C., forse il 20, furono trucidati in varie maniere
- passati a fil di spada o gettati vivi negli incendi - quasi tutti gli
abitanti della città, calcolati fra i 250 e i 450mila (si salvarono solo
i 50mila abitanti del quartiere della Birsa; arresisi prontamente,
furono venduti schiavi), e poi la città, che aveva una cinta muraria
lunga 40 chilometri, fu spianata mattone per mattone, coperta di terra e
maledetta spargendoci il sale. Stessa sorte, lo stesso anno, i Romani la
riservarono all'altra grande capitale del commercio mondiale, la greca
Corinto. Si sarebbe ricominciato ad edificare sul suolo di Cartagine
solo cento anni dopo, perché lo ordinò Cesare in persona.
Con
ciò per quasi due millenni di commercio armato non si sentì più parlare;
sembrava svanito per sempre. Quando ecco che appunto comparvero gli
Americani. Il primo ad accorgersi che questi "nuovi" venuti
rappresentavano in realtà il ritorno di qualcosa di molto vecchio, quasi
di preistorico, fu Kostantin Leont'ev (1831-1891), che nel libro
Bizantinismo e mondo slavo del 1875 (pubblicato in Italia solo nel 1987,
per iniziativa delle Edizioni all'insegna del Veltro) ne segnalava la
sostanziale identità con gli antichi Cartaginesi:
" Gli Stati
Uniti sono la Cartagine dei tempi moderni. Una civiltà già vecchia,
caldaica, affermatasi in forma repubblicana su suolo vergine. Gli Stati
Uniti non possono, in generale, proporsi a nessuno come esempio... "
(pag.157). Un’identità che deriva dal fatto che entrambi i popoli
rappresentano lo stesso psicotipo sociale del commerciante armato e
quindi danno luogo a civilizzazioni che nei fatti essenziali sono molto
simili.
Una Nazione sotto
un Segno
Gli
Stati Uniti così non sono una Nazione generica ma una Nazione che sta
sotto un segno preciso, quello del commercio armato. Questo è il suo
genio, la fonte delle sue fortune. Il segreto del successo americano sta
nel fatto di avere sempre assecondato sin dall'inizio tale inclinazione,
con efficienza e coerenza, senza lasciarsi distrarre da niente.
L'organizzazione politica fu scelta per praticare il commercio armato:
un’oligarchia a forma apparente repubblicana dove i maggiori
imprenditori o i loro stipendiati, grazie a un processo elettorale che
dipende dal danaro, occupano direttamente le più importanti
cariche istituzionali e governative e fanno così fare all'intero Paese
le mosse che convengono di più a loro in persona, comprese guerre per
procacciarsi fonti di materie prime e mercati di vendita.
Tutte
le guerre americane hanno avuto il loro chiaro risvolto economico, tutte
hanno incrementato il volume degli affari degli imprenditori
dell'Unione. Compresa la Guerra di Indipendenza, combattuta perché la
Madrepatria inglese aveva deciso di escludere le colonie americane dal
Mercato dell'Oriente. Poi nel 1812 gli USA assalirono ancora la Gran
Bretagna per strapparle i Grandi Laghi delle pellicce (fu la " Guerra
delle pellicce " nella mia definizione; le pellicce servivano come merce
di scambio in Cina-Mercato dell'Oriente).
Nel
1836 ci fu l'attacco al Messico, condotto con un intreccio di
penetrazione commerciale e aggressione militare che è tipico, esemplare:
allevatori americani guidati dall'imprenditore privato Sam Houston
ottennero dal Messico il permesso di sistemarsi in Tejas, poi fecero in
modo di provocare i messicani e di fare intervenire le Giacche Blu. Il
Tejas poi si chiamò Texas. Questo sistema fu adoperato per tutto
l'Ottocento con gli Indiani: avanzavano un po' degli imprenditori (i
coloni ma anche società fondiarie, minerarie, zootecniche eccetera) che
sembravano pacifici e per un po' stavano tranquilli ma poi provocavano
gli Indiani richiamando l'Esercito; quindi il ciclo riprendeva, a
piccoli, inesorabili e sanguinosi passi (gli Indiani saranno sterminati
quasi tutti, per un numero di individui calcolato fra i 5 e i 10
milioni).
Nel
1898 ci fu l'attacco alla Spagna per portarle via Cuba, Guam e le
Filippine: Cuba serviva al commercio per lo zucchero, Guam e le
Filippine oltre alle risorse servivano come basi per aggredire il
Mercato dell'Oriente, lo stesso motivo per cui sempre nel 1898 furono
annesse le Hawaii dopo il colpo di mano del 1893 e per cui nel 1867 era
stata comprata l'Alaska dalla Russia. Da notare l'escamotage usato per
scatenare la guerra: per incolpare gli spagnoli il governo USA fece
saltare una sua nave da guerra, l'incrociatore Maine con 260 uomini a
bordo (tutti morti), ma ciò che davvero interessa è che l'operazione
quasi certamente fu realizzata in concertazione con industriali
americani dello zucchero.
La "
perla " del commercio armato americano dell'Ottocento fu comunque il
modo in cui gli USA " aprirono " il Giappone al commercio
internazionale, e cioè anche europeo e nella fattispecie inglese, ma
essenzialmente americano: il Giappone voleva tenere fuori dalla porta
gli invadenti commercianti occidentali, e con loro i loro preti sia
protestanti che cattolici, ma un bel giorno del 1854 di fronte a
Kanagawa, un sobborgo di Yokohama nella baia di Tokyo, si presentò una
flotta da guerra americana comandata dal commodoro Perry, che pose
l'ultimatum: o firmare un trattato commerciale, naturalmente alle
condizioni dettate, o essere bombardati. Il Giappone cedette, ed
è così che fu concluso il famoso Trattato di Kanagawa, riportato nei
libri di testo delle scuole medie americane come un capolavoro della
diplomazia patria.
Il
Novecento iniziò con le invasioni-fotocopia nell'America Centrale,
azioni belliche che servivano per assicurare ad aziende statunitensi la
proprietà di immense piantagioni di frutta lavorate da manodopera locale
a costo circa nullo.
L'intervento nella Prima Guerra Mondiale in Europa fu deciso per
controllare che non si concludesse con un vincitore unico che poi
sarebbe diventato un avversario commerciale mondiale troppo potente.
Poco
dopo, nei primi anni Venti, era decisa la costruzione di un’immensa
flotta di bombardieri strategici, espressamente pensata per attaccare il
Giappone il quale - sfidato dal Trattato di Kanagawa - era diventato il
concorrente commerciale numero uno per il possesso del Mercato
dell'Oriente. Ma poi gli USA entrarono nella grande mischia della
Seconda Guerra Mondiale ed eseguirono i bombardamenti a tappeto anche
contro la Germania e l'Italia oltre che contro il Giappone: il motivo
per cui gli USA vollero a tutti i costi partecipare a questa guerra
(tramite le provocazioni ripetute al Giappone) era impedire al solito
una vittoria chiara di un Paese europeo in Europa (nella fattispecie
della Germania, ma fosse stato il caso anche della Gran Bretagna o della
Russia), che sarebbe stata commercialmente dannosa, e strappare la Cina
al Giappone (che l'aveva invasa nel 1937) per tenerla per sé, speranza
che nel 1949 con la vittoria di Mao contro Chang svanì definitivamente.
Le
conseguenze della perdita della Cina furono la Guerra di Corea e la
Guerra del Vietnam, combattute per salvare il salvabile del Mercato
dell'Oriente. Interessante nella Guerra del Vietnam fu l'uso estensivo
dei defolianti negli anni finali, una grande topica di quella guerra:
gli USA già sapevano che si sarebbero ritirati e i defolianti furono
usati per distruggere le foreste di alberi della gomma del Vietnam del
Sud perché non facessero concorrenza alle piantagioni che Multinazionali
americane si erano procurate in Malesia. Gli Americani dicevano di
defoliare gli alberi per scoprire i Viet Cong, che sarebbero stati
annidati fra i rami come scimmiette. Grande.
Poi
di guerra in guerra si arriva alle ultimissime, sempre e tutte
rigorosamente abbinate con il commercio, come la Guerra del Golfo del
1991, combattuta per il petrolio e che sta per essere replicata
nell'anno 2003 in corso. Come si vede sono elenchi anche noiosi, sebbene
sempre uguali, con i meccanismi che si ripetono volta dopo volta.
L'America è così, l'America non cambia.
Libro (mastro) e
moschetto, Americano perfetto
Nel
contempo lo spirito del commercio armato si esprimeva anche all'interno
dell'Unione. Alcune manifestazioni economiche della società americana
che hanno sorpreso o allibito il mondo non sono state altro che
espressioni estreme di questo spirito.
Prendiamo lo schiavismo ad esempio: cos'è se non commercio armato allo
stato puro ? Con la forza si costringono individui a lavorare per noi e
poi si commercializzano i loro prodotti sul mercato. E c'è
tutta
la fase del traffico degli schiavi, con le catture, i trasporti, le
vendite ! Ciò negli Stati del sud degli USA andò avanti sino al 1865.
Per
tutto l'Ottocento una delle attività economiche americane più sviluppate
fu la pirateria, praticata da migliaia di battelli che incrociavano
l'Atlantico e il Pacifico, penetrando anche nel Mediterraneo ; solo
sulle coste della Carolina del Sud si calcola che nel 1830 fossero
basati circa 1.500 velieri corsari, di fatto protetti dalle loro
autorità perché abbordavano navi di Paesi stranieri non dichiarati "
amici " (adesso dicono senza la " clausola di nazione più favorita ").
Altri velieri, non attrezzati per gli abbordaggi, si dedicavano al
business of wrecking: cercavano le tempeste e seguivano i mercantili in
difficoltà attendendone il naufragio per recuperare materiali ; la parte
di violenza umana nella faccenda stava nell'ignorare i naufraghi, a meno
che - essendo prima del 1865 - non fossero stati schiavi neri, nel qual
caso erano merce. Il business of wrecking andò avanti sino agli anni del
1930 inoltrati. Da allora iniziò invece il treasure hunting, la caccia -
eseguita di professione e per scopo societario - ai tesori sommersi dei
galeoni spagnoli e di altre navi affondate ; qui la parte " armata "
consiste nell'eludere i governi legittimi proprietari dei relitti e nel
tenere lontani i concorrenti, facendoli anche affondare. Questa
attività, coadiuvata dai moderni ritrovati tecnologici, è attualmente in
grande auge ; il governo USA ovviamente appoggia tramite la US Navy le
navi specializzate connazionali che agiscono fuori dalle acque
territoriali, cioè in mare aperto o in acque territoriali straniere. La
diffusione delle armi negli USA deriva dal commercio armato interno, che
in particolare ebbe uno sviluppo abnorme nell'Ottocento, quando tutto il
commercio dell'Ovest era così, con convogli scortati, magazzini
presidiati e commessi armati nei negozi (non per nulla il periodo del
Far West è il più amato dall'immaginario americano, che vi si
riconosce). Le armi individuali servivano dunque ai commercianti e fu
esattamente questa esigenza ad ispirare in verità il famoso Secondo
Emendamento del Bill of Rights, quello che concede ai cittadini il
diritto di portare armi ; non fu (come dicono oggi) un rispetto
eccessivo per le libertà individuali, né fu la necessità di avere una
milizia territoriale armata (come apparentemente recita l'Emendamento
stesso: "Dato che una ben preparata milizia è necessaria per la
sicurezza di uno Stato libero, il diritto del popolo di possedere e
portare armi non sarà compromesso" ; la verità è che la Milizia
era organizzata e capeggiata dai maggiori imprenditori dei vari luoghi,
che raccoglievano i loro dipendenti in armi). Le cose non sono troppo
cambiate oggi, e basta entrare nella sede statunitense centrale di una
Multinazionale o di una qualunque altra grande azienda americana per
rendersene conto: sono così piene di guardie private, con le armi in
evidenza, e capita così spesso di intravedere pistole in cassetti o in
valigette " 24 ore " di dirigenti che sembra di essere non in una
struttura civica ma in un fortino, o in un covo di gangsters. A
proposito di gangsters è evidente che anche l'abnorme sviluppo della
delinquenza organizzata negli USA - vedi per tutti il periodo del
Proibizionismo - è un indice di una mentalità americana dove commercio e
violenza si sposano bene assieme. Emblematica al proposito la figura di
Joseph Kennedy, il fondatore della dinastia Kennedy, padre di John, il
Presidente ucciso nel 1963, di Robert, l'ex Attorney General ucciso nel
1968 e di Edward, il Senatore ancora vivente e in carica: mise insieme
la fortuna di famiglia organizzando - nel mentre che era Ambasciatore a
Londra per l'Amministrazione Roosevelt - il contrabbando di whisky dal
Canada verso gli Stati Uniti.
Per
il resto basta andare negli USA - e naturalmente viverci per un po', non
fare solo i turisti - per accorgersi di come in questo Paese sia tenue
il confine tra gli affari e le rapine, tanto il commercio e ogni altra
attività economica anche la più minuta sono intrisi di mendacità,
inganni, prese per il collo, torsioni di braccia, prevaricazioni,
ricatti, in breve di violenza. Basterà cercare di fare qualche
transazione economica, anche molto semplice. Si vedrà che il soggetto
economico con cui avrete a che fare cercherà prima di esaurire ogni arte
per ingannarvi, e sarà mellifluo e suadente sino a che vedrà che il
gioco gli riesce ; ma se voi lo scoprirete e gli getterete in faccia la
sua disonestà, lo vedrete trasformarsi in un rapinatore puro e semplice,
incurante del vostro giudizio. A me capitò (fra gli altri) il seguente
episodio: un meccanico sostituì un pezzo della mia Plymouth (il "braccio
di Pitman" nella geometria di sterzo) e mi chiese una cifra spropositata
; alle mie proteste lui mi disse che purtroppo tanto chiedeva quel "
ladro " del ricambista ; rimasi incredulo e allora lui, ancora pacioso e
accomodante, fece una lunga telefonata al ricambista in mia presenza.
Rimasi incantato: salutava, chiedeva di " Pete ", interrogava,
rispondeva, faceva tutte le facce ma... il telefono era staccato. Non
era un attore di professione, era un meccanico che aveva sempre fatto il
meccanico. Era un americano. Gli rinfacciai il trucco ed ecco che l'uomo
gettò la maschera: certo che chiedeva il triplo del dovuto e certo che
aveva tentato (secondo la più collaudata tradizione americana) la truffa
sceneggiata ma o pagavo o si teneva la macchina. In un attimo i suoi
compari unti mi furono attorno brandendo chiavi e cacciaviti e dovetti
scegliere fra il cedere all'estorsione e la rissa con conseguente
arresto da parte dello sceriffo della contea, probabilmente amico del
soggetto e in ogni caso nemico di un uomo con l'accento strano. Pagai.
Pagai il pezzo e il pizzo, al meccanico e all'America.
Se li conosci li
eviti
USA
come patria del commercio armato dunque. Se si vogliono capire gli
Americani, sia come individui che come Nazione organizzata, interpretare
i loro movimenti, decifrare le loro intenzioni, bisogna tenere sempre
presente questa loro identità, bisogna sempre ricordare che loro
nell'essenza sono dei commercianti armati e niente altro. Essere un
commerciante armato ha un significato preciso. Non si tratta di avere
due specializzazioni in una stessa persona ; si tratta di avere una
persona dove due specializzazioni si sono fuse formandone un'altra
sostanzialmente diversa pure se imparentata, come capita per i metalli
delle leghe. Il mondo divide le due attività, che quindi vanno
affrontate separatamente ; bene, la
particolarità del commerciante armato sta nel modo in cui le affronta:
egli commercia come fare la guerra e fa la guerra come commerciare. In
breve egli non distingue la guerra dalle attività borghesi, dalla vita
civile, dalle cose di tutti i giorni. E viceversa. Ciò vale sia per il
singolo che per la collettività, per gli Stati Uniti.
Così
il modo di muoversi degli Americani è più chiaro. E gli Stati Uniti
risultano nella loro vera, inquietante pericolosità. Essi non hanno mai
concepito la guerra come una questione di eserciti, ma come una
condizione totale, di popolo. Hanno infatti inventato la guerra totale,
la prassi evidentissima di colpire le popolazioni civili per indurre le
loro Forze Armate alla resa. Per colpire le popolazioni civili ricorrono
poi non solo a sistemi " militari " come i bombardamenti ma anche a
sistemi " borghesi ": pensano a provocare carestie, ad avvelenare
materie prime e falde acquifere, a spargere epidemie di morbi vari, a
peggiorare il clima portando siccità o piogge esagerate, a provocare
invasioni di insetti o animali nocivi, a innescare terremoti, a deviare
cicloni.
C'è
un provvedimento che gli USA spesso prendono in tempo di pace nei
confronti di altri Paesi con varie scuse (diritti umani, protezionismo
commerciale, sistema politico sgradito e così via liberando la
fantasia): sono le sanzioni economiche, le proibizioni selettive di
fornire a loro certi materiali o servizi, come medicine e know-how
scientifico, o di acquistare da loro altre cose, in genere le materie
prime dalla cui vendita dipendono. Sono atti di guerra, manifesti anche
in sé e per sé ma tanto più così in quanto congegnati dagli Americani,
che li eseguono con lo stesso spirito con cui in un assedio si tagliano
le vie di rifornimento a una città per farla arrendere.
Alle
sanzioni può essere associato un altro provvedimento economico: il
blocco dei beni, mobili e immobili, posseduti dal tale Paese negli USA,
compreso il blocco di conti correnti. E' un atto questo che lo si può
vedere in due modi: a seconda di come si preferisce, o è una comune
rapina compiuta da un soggetto che si chiama Stati Uniti d'America,
oppure è un atto di guerra di un Paese con lo stesso nome, in entrambi i
casi è una tipica performance da commerciante armato. Addirittura noi
abbiamo visto che il blocco dei beni negli USA può essere eseguito anche
nei confronti di singoli cittadini stranieri, uomini ricchi
(naturalmente) che tenevano sostanze negli USA e che per qualche motivo
sono diventati invisi a quel governo.
Da
qualche anno gli USA hanno cominciato una politica che sembra
allettante: vendono sul mercato mondiale, a condizioni vantaggiosissime,
le loro sementi geneticamente modificate, che hanno il pregio di fornire
raccolti copiosi e immuni da germi ed insetti. Sembra la manna dal
cielo, specie per i Paesi del Terzo Mondo sempre sull'orlo della
carestia, ma c'è il problema che le piante nate da sementi modificate
forniscono semi sterili e ogni volta bisogna comprare sementi nuove;
comprarle dagli Americani naturalmente. Il tutto non è altro che una
riedizione di un vecchio trucco da commercio armato: rendere dipendente
un mercato da un prodotto di cui si ha il monopolio; a quel punto quel
mercato - o quel Paese - è come si fosse conquistato con le armi. Allo
scopo gli Americani sono anche disposti ad eseguire le prime forniture
gratis: quando un Paese del Terzo Mondo è in carestia si precipitano ad
offrire come " aiuti alimentari " le loro sementi, contando di rifarsi
con le vendite a venire. Esattamente come fanno gli spacciatori di
droga, che le prime dosi fuori delle scuole le regalano.
Spesso nel leggere i resoconti di azioni politiche americane nel mondo
ci s’imbatte in nomi di Multinazionali americane, collegate alla
faccenda in qualche maniera, una maniera sempre poco chiara e spesso
strana; ad esempio nel colpo di Stato col quale gli USA rovesciarono
Allende in Cile nel 1973 venne fuori il nome fra i mestatori di un Ad
Hoc Committee on Chile formato dalle dieci maggiori Multinazionali
americane operanti in Cile, mentre nelle aggressioni degli USA in
Medioriente di questi anni ricorrono i nomi di alcuni giganti americani
del petrolio. Ora dovrebbe essere tutto chiaro: si è già detto
che gli USA sono organizzati politicamente per esercitare il commercio
armato e quei collegamenti non sono altro che la punta visibile del
grande iceberg dell'intreccio fra commercio e guerra che domina la
politica estera americana.
Nessun Paese del mondo, per nessun motivo, ha
a che fare solo col governo USA o solo con una qualche azienda
americana; egli ha sempre a che fare con entrambi, anche se non pare,
perché essi si muovono sempre assieme. E questo vale anche per qualunque
soggetto economico privato del mondo, sia un’azienda o
proprio un singolo
titolare: dietro la
controparte privata commerciale americana con cui tratta c'è sempre, o
può sempre saltar fuori, il suo governo di Washington. Per questo il
presidente dell'ENI del tempo, Enrico Mattei, si trovò tanto - ma tanto
- a malpartito: credeva di avere a che fare con le Sette Sorelle, delle
semplici aziende estere concorrenti, ma il fatto è che cinque erano
americane e chiamarono in aiuto il loro governo, chiesero man forte al
presidente John F. Kennedy, e questi mise a disposizione la CIA (che a
sua volta incaricò la mafia eccetera).Già nel 1991 io scrissi che gli
USA avevano impiantato un sistema di spionaggio satellitare mondiale che
con la scusa della Russia era invece fatto per spiare i concorrenti
commerciali delle aziende americane: ora la cosa è confermata, il
sistema è quello poi chiamato Echelon, ed il suo scopo è proprio quello
da me detto: benché fatto dai militari e pagato col budget del Pentagono
il sistema è solo fatto per spiare sui concorrenti delle Multinazionali
USA.
Concludendo, gli USA non fanno distinzioni fra commercio e guerra.
Dollari e pallottole per loro sono la stessa cosa. E' tempo che il mondo
apra gli occhi ed impari a trattare con questo fossile della preistoria
tornato in vita disgraziatamente, come se un suo sordido resto organico
- uno sputo, una cacca secca - fosse stato clonato da uno scienziato
pazzo. Bisogna trattare il businessman americano come fosse un ufficiale
del Pentagono. Quando lo si guarda bisogna sforzarsi di " vederlo " in
divisa, possibilmente ancora imbrattata del sangue di vittime. Spesso
poi è così, loro sono dei militari che si spacciano per civili come
Colin Powell, l'attuale Segretario di Stato che si presenta sempre in
completo blu ma che è un generale dell'Army, il gen. Powell. Come il
presidente Eisenhower, che era il gen. Eisenhower. In tal modo si
capisce meglio che si ha a che fare con un aggressore in armi, con un
potenziale assassino, e che l'unica cosa da fare, invece che trattare
con lui, concludere accordi, intavolare scambi e discussioni eccetera, è
cercare di difendersene. Pazzo è colui che si fida degli Americani o
intrattiene qualunque tipo di rapporto con loro, credendo che si tratti
di un rapporto " commerciale ". Pazzo è chi acquista proprietà negli
USA, chi tiene conti correnti o altri beni mobili negli USA, chi dipende
dagli USA per qualunque cosa gli sia necessaria, chi acquista dagli USA
sementi geneticamente modificate, chi traffica con gli USA in qualunque
cosa. Pazzo è chi vende ad americani quote delle proprie aziende,
facendo così entrare la volpe nel pollaio. L'unico atteggiamento buono
con gli Americani è la diffidenza, il rifiuto, l'ostilità. Con qualunque
aspetto e scusa si presentino alla porta, qualunque oggetto, affare o
scambio vengano a proporre. Perché l'unico Americano buono è l'Americano
che non c'è.
John Kleeves / Per gentile concessione di "Italicum", gennaio-febbario
2003
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