Redazione

redazione@identita.info

 

 

Home

 

SOMMARIO NUMERI PRECEDENTI

 

Editoriale

Salvatore Francia
 

Carattere mediterraneo e ario-romano-germanico
Centro Studi “Identità”


Islam, Cristianesimo, Europa

Fabio Calabrese


Discorso sul costume


Creare l’economia corporativa

A. L. Arrigoni


El dinero como medio político - La financiación de los partidos

Ramon Bau

 

Bruxelles / Genève


Infibulazione in UK

Martin Webster

 

Immigrazione: un dramma per tutti

Pino Rauti

 

David Irving, Galileo Galilei e quell'inquisizione che non doveva esserci più

Harpocrates

 

Società multietnica

Leonini


Se seminate vento...

Ward Churchill


L'idéologie americaine

F.P. Yockey, Imperium


Il Cipresso tagliato: la questione libanese

Stefano Alamari

 
Figli di un dio minore

www.israelshamir.net, traduzione a cura di www.arabcomint.com


Il patto di Monaco


"Direttive per l'attività futura"


Le mithe du loup

Thomas Stahler

 

Ipazia - Martire de fanatismo cristiano
CDA

 

Le province dell'Impero Romano

Paolo Possenti

 

 

SEGNALAZIONI

 

ARCHIVIO


 

Carattere
mediterraneo e
ario-romano-germanico

Claudio da Vercelli

Nelle analisi di Evola sono presenti riflessioni che si propongono di stimolare nei singoli individui e nei vari popoli, un profondo e concreto rinnovamento interiore.
In particolare nell’intesa fra Italia e Germania Evola cercò di individuare un campo in cui la collaborazione fra i due popoli non portasse ad uno snaturare le proprie tradizioni, bensì si risolvesse in un rapporto fecondo e creativo.
A questo scopo, nel principio Olimpico Ario-Romano, fu riconosciuto l’elemento superiore e comune ai due popoli, italiano e germanico, idoneo ad essere assunto come punto di riferimento.
Ariano, dalla radice ar, da cui ârya, ario o ariano, si ritroverebbe nell’espressione irlandese air, onorare, nello scandinavo aer, nell’anglosassone êr, nel termine tedesco moderno Ehre, ecc. termini tutti che riconducono all’idea di «onore», così come in sanscrito aryâta vuol dire condotta quale si conviene ad un uomo d’onore o degno d’onore.
A parte le considerazioni etimologiche, il concetto dell’onore ha avuto la stessa affermazione nel comune ceppo ario.
Ricordiamo, a titolo d’esempio, il poema medioevale Parsifal di Wolfram von Eschenbach, la beatitudine o la dannazione non dipende tanto dal «peccato» quanto dalle due idee fondamentali di «onore» e «onta».
L’idea di Onore ha avuto la sua trasposizione anche nel sistema giuridico tedesco, in epoca nazionalsocialista, in opposizione al pensiero positivista, rifiutando di aderire ad una concezione considerata astratta, una norma esteriore definita da paragrafi stereotipi, tale che, una volta trovato il modo di essere a posto con essi, ognuno può fare quello che vuole.
Nella nuova concezione tedesca, il cardine dell’ordine sociale e politico è invece la fedeltà. Non un rapporto astrattamente giuridico, ma un rapporto etico, appunto di fedeltà, è quello che deve connettere il singolo a più vaste unità, come la famiglia, la stirpe o la casata (Sippe), eventualmente la terra come retaggio dei suoi avi, l’azienda,, e così via, fino a giungere alla nazione -Volk- e allo Stato.
Ogni malefatta non viene considerata tanto un «reato» quanto un «tradimento». Chi tradisce è privo d’onore, è un essere che si copre d’onta e che come tale si mette fuori dalla comunità della sua gente.
Chi «tradisce» , chi viene meno alla fiducia e al sentimento di responsabilità ponendo la persona e l’interesse personale al disopra del suo compito quand’anche si tratti di cose, materialmente, di non troppo momento e perfino appena colpibili dal punto di vista del diritto “positivo”, dal punto di vista qualitativo si trova allo stesso livello di chi si renda reo di «alto tradimento».
Ma, a parte i casi estremi, l’affermazione dell’etica della fedeltà e dell’onore ha un valore politico indiscutibile, potendo godere in Germania di condizioni sociali favorevoli, conservando nel popolo precedenti tradizioni. In questa caratteristica è da ricercarsi la spiegazione della compattezza, della solidità dimostrata dal popolo tedesco nell’affrontare le durissime prove imposte loro dal Secondo conflitto mondiale.
Quella della fedeltà non è un’etica di monopolio ario-tedesco. É un retaggio che è stato originariamente comune ai due popoli, come popoli parimenti “ariani”. Il concetto di fides, fedeltà o lealtà -così come il culto ad esso dedicato e significativamente connesso al culto del supremo dio olimpico, protettore dello Stato romano- un tale concetto ebbe particolare importanza nella romanità antica, tanto che si pensava essere appunto la fides ciò per cui il Romano si distingueva dal “barbaro”.
“Ariano” minaccia di diventare, oggi, una parola a buon mercato, designando chi non è proprio di pelle bianca.
Troppo poco. Per questo il “sangue” deve avere la sua inseparabile controparte nell’”onore”. Onore e fedeltà devono essere le pietre angolari della formazione del carattere di chi voglia ostinarsi a restare “in piedi fra le rovine”.
Evola si è impegnato a chiarire cosa di debba intendere per Romanità -non certo il mondo astratto e retorico degli accademici della politica e della cultura, ma l’azione di una “forza evocatoria”.
Una forza che è: “un ordine”, nel quale non vigono semplici “valori” umani, ma imperano potenze, figure divine e dominatrici, un mondo di tensioni metafisiche, un mondo solare, elitismo, realtà olimpica ed eroica, ordine, luce, pura virilità, pura azione: e, al di sopra di tutto questo, l’idea di Stato, l’Imperium”.
Per quanto riguarda l’Italia, la rettifica deve coinvolgere soprattutto alcuni aspetti del tipo umano “mediterraneo”, individualista e utilitarista, la cui morale si riassume nell’”esser furbi”, al quale deve essere contrapposto il tipo “Ario-Romano”, per sostenere un retaggio primordiale offuscatosi nelle contingenze e nel caos etnico del mondo mediterraneo arcaico.
É da chiarire che il tipo “mediterraneo” non è sinonimo di “italiano”, perché lo si può ritrovare in Francia, Spagna, nella stessa Germania e in Inghilterra.
Fra le caratteristiche della Romanità sono affermate soprattutto la Pietas: la purezza di cuore, quale venerazione e devozione verso la realtà Soprannaturale; la Fides: la lealtà e fedeltà non solo diretta ad osservare, ma a realizzare i “Valori” quali regole di condotta.
Ed ancora la Gravitas: l’onore e la dignità commisurata ad una calma interiore e ad un agire sicuro di sé; la Disciplina: la formazione di sé e l’amore per la legge e un severo autocontrollo; la Fortitudo: il coraggio; la Constantia: forza d’animo e tenacia nel successo così come nell’insuccesso.
Ma grande importanza Evola attribuisce al principio dell’Imperium: al principio di sovranità statale e di ideale politico che trae la sua origine e la sua legittimazione in un Ordine Sovrannaturale, incarnando una “fede” supertemporale di giustizia e un tipo di organizzazione politica virile e gerarchica.
I principali libri scritti da Evola nel dopoguerra riprendono queste idee, con l’intenzione di risvegliare ed orientare quanti erano e sono ancora animati da una “severa intransigenza” contro la “società borghese”.
Così viene indicato uno “stile” che è prima di tutto “disciplina” in grado di formare dei “caratteri”, che abbiano la forza, in un mondo in disfacimento, di reagire e di essere d’esempio.
Si tratta di “restare in piedi”, di assumere a regola della propria vita una “norma superiore”, una tensione ed una energia interiori che devono essere evocate e ridestate, facendo appello ad una spontaneità interna.
Questo è lo stile, che non si può acquisire dai libri, che non può essere appreso o inventato meccanicamente, ma che si manifesta come un sentire profondo e reale, che definisce i “fronti di appartenenza”.
L’appartenenza si caratterizza per la capacità di realizzare i “principi della Tradizione” in essenziale, senza cercare giustificazioni, affinché questi principi rappresentino una misura di confronto fra “amici” e “avversari”, e soprattutto distanza da quanti pur richiamandosi alla “Tradizione” convive in un clima di ipocrisia ed incoerenza rappresentando null’altro che una parodia.
Evola suggerisce misure ancor più radicali per la cura dei mali dell’anima, per delineare quella che definisce “linea di maggior resistenza”, cioè la volontà di riconoscere ed eliminare gli equivoci della propria incoerenza.
Afferma Evola:
“Già nella vita comune va seguita una disciplina, atta a far realizzare l’inutilità di ogni sentimentalismo e di ogni complicazione affettiva. Al loro posto, lo sguardo lucido e l’atteggiamento adeguato. Come nel chirurgo, al luogo di compassione e pietà, l’intervento che risolve. Come nel guerriero e l’uomo di sport, al luogo della paura, dell’agitazione irrazionale davanti al pericolo, la pronta determinazione di tutto quel che è in proprio potere fare. Pietà, paura, speranza, impazienza, ansia, sono tutti sfaldamenti dell’animo, che vanno a nutrire poteri occulti e vampirici di negazione. Prendi la compassione: non rimuove nulla del male altrui, ma fa che esso conturbi il tuo animo. Se puoi, agisci, assumi la persona dell’altro e comunicagli la tua forza. Se no, staccati. Così pure l’odio: odiare degrada. Se vuoi, se giustizia vuole, in te, abbatti, stronca, abbatti, senza che il tuo animo si alteri”.
Dal continuo scontro con le situazioni reali, si possono osservare le proprie reazioni e rendersi conto della propria capacità di “reagire”.
Solo allora si sarà in grado di valutare le proprie capacità di “distacco” dai condizionamenti esterni ed alla presa che il mondo moderno ha su di sé e dal proprio meschino tornaconto, e si tornerà ad essere “padroni di sé stessi”, formando un “carattere” in grado di orientare la propria vita verso un reale rinnovamento spirituale.
“Carattere” ancor più importante in un’epoca in cui ogni identità viene svenduta, e dove acquistano maggior valore le parole di Evola:
“...a partire da un dato punto, non più per il sangue, non più per gli affetti, non più per la Patria, non più per un umano destino, potrai ancora sentirti unito a qualcuno. Unito ti potrai sentire solo con chi è sulla tua stessa via”.

 

Esempi di virtù rappresentate
nel rovescio delle monete romane

 

 

Home     SOMMARIO