|

Formazione identitaria
DISCORSO
SUL
COSTUME
Poiché abbiamo scelto il
metodo dell’azione ri-evoluzionaria, il metodo che richiede, al massimo
grado sia intelligenza sia senso e tempismo politico, é doveroso
affrontare un argomento utilissimo a decantare il nostro bagaglio di
quanto vi é ancora di accessorio, d’incoerente.
Si tratta insomma di esaminare, ancora una volta, per definirlo, quanto
nel nostro patrimonio culturale vi è di stile e quanto di costume: di
respingere il secondo per valorizzare il primo. Ciò non per velleità,
bensì per la chiara comprensione di ciò che ci si attende da noi: il che
non vuol dire che dobbiamo accontentare qualcuno a tutti i costi; vuol
dire semplicemente che siamo convinti di una verità lapalissiana: ogni
costume é caratteristico di un’epoca e perciò riteniamo una remora
l’ancoraggio ad espressioni che se avevano una ragion d’essere in un ben
preciso contesto, oggi quella ragione non hanno più.
Del costume fanno parte le manifestazioni coreografiche ed esteriori.
Tutto ciò é estraneo allo stile, ossia a ciò che noi intendiamo
esprimere. É noto che taluni individui del costume, cioé degli aspetti
puramente formali, che noi vogliamo scrollarci di dosso, ne facciano
invece un pregio, sicché un uomo che sia capace degli atteggiamenti più
caratteristici del costume si ritiene spesso “uomo di sicura fede”,
anche se poi non é capace -nella sua limitatezza mentale- di portare la
“sua pietra al cantiere”. Al contrario un uomo anticonformista di
granitica fede e di vivace intelligenza, ma che rifugga
dall’esteriorità, è considerato poco meno che un eretico o un tiepido,
quando invece potrebbe essere un valido elemento nella lotta d’oggi per
l’affermazione delle nostre idee.
É stile nostro, invece, quel “realismo eroico” che mira con lucidità
cristallina all’essenziale in tutto. Culto della verità, azione non fine
a sé stessa, ma mirante ad un fine predeterminato, e non da impulsi
emotivi; fedeltà ad una idea ed a coloro che la incarnano; adesione a
principî d’ ordine, di disciplina, di gerarchia ed ancora amore per la
lotta anche se ad armi impari; ripudio di ogni imbelle ed utopistico
pacifismo, pur nell’assoluta volontà di perseguire relazioni di pace e
di giustizia fra i popoli, nella certezza della benefica e naturale
ineguaglianza degli uomini che, sola, può garantire la libertà delle
persone e dei popoli.
Tra stile e costume la scelta deve essere univoca.
Uomini in una “società di uomini”: facitori di storia e non di aneddoti.
Uomini in possesso di quella tanto disindividualizzata personalità, da
essere assunti come “tipo”; da essere additati da chiunque, a prima
vista, come “uomini del movimento nazionalrivoluzionario europeo”. Con
questo, speriamo di contribuire a chiarire quello che deve essere
l’atteggiamento e le finalità da conseguire.
Iniziativa per un Progetto Europeo in Espansione |