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L’opinione dell’antropologo
LA RISCOPERTA DELLE RADICI
Mauro Bonino

Rivendicare
l’identità etnico-culturale delle specificità popolari.
In
questo postulato è contenuta la sintesi delle necessità di tutela e
salvaguardia di lingua, cultura, modo di essere, comportamento e di
tutti i valori intimamente correlati alla nostra antica civiltà: il
senso della civile convivenza, della legalità, dello stato di diritto,
ormai tanto compromesso anche se ancora fortemente radicato, e di una
peculiare e severa cultura rconomico-amministrativa. Insomma, l’idea
delle Autonomie Regionali, storicamente ed istintivamente è stata ed è
sinonimo, è la via, lo strumento per la legittima tutela e salvaguardia
dei peculiari diritti naturali delle etnie, dal potere
centralista burocratico e dal super potere mondialista.
Occorre partire da premesse e da analisi diverse da quelle dei partiti
nazionali esistenti. Le ideologie tutte, sono nate per dare risposte
adeguate alle esigenze morali e materiali dell’uomo, in un preciso e
determinato momento storico. L’affermazione di queste ideologie e delle
loro relative emanazioni partitiche, hanno avuto motivo di essere e di
successo finchè le impostazioni teorico-ideologiche sono state
compatibili con le condizioni storico-socio-economiche. Hanno esaurito
la loro funzione quando alle stesse è venuta meno la forza ideale e
propulsiva, ponendo le premesse per lo scollamento tra la realtà
istituzionale, culturale, sociale, economica ed i partiti stessi,
espressioni delle ideologie.
Ma,
mentre storicamente maturavano questi processi complessi e non ancora
minimamente analizzati con distaccato e rigoroso metodo di indagine
scientifica, i cosiddetti diritti naturali delle etnie, cioè i
modelli e le diversità culturali, comportamentali, idiomatiche ed
etniche , sfuggivano sostanzialmente ad ogni condizionamento ideologico.
I
diritti naturali delle etnie
affondano le proprie radici nel tempo della evoluzione biologica, tempo
antichissimo, ancestrale, radicato nel subconscio dell’uomo, di
conseguenza presente ed attuale, rispetto alla comparsa delle ideologie,
acquisizioni del pensiero, relativamente recenti. E’ per lo meno
macroscopicamente curioso e sorprendente constatare come tutte le
ideologie, anche quelle che hanno subito l’azione progressiva di un
sostanziale e recente revisionismo, anche allargato al pensiero
scientifico moderno, abbiamo ignorato totalmente il significato, la
portata finalistico-determinista che è il “crossing-over”
(scambio) della meiosi per l’obbligatoria incidenza sulla
caratterizzazione casuale della individualità umana.
Sinteticamente si puo’ dire che il “crossing-over” (scambio) è
quel fenomeno mediante il quale i cromosomi omologhi (quindi gli
elementi depositari delle caratteristiche genetiche di ogni organismo
vivente) si scambiano casualmente materiale genetico (caratteri).
Quale
sia la forza che spinge ad innescare questo fenomeno ad oggi non è nota.
Tuttavia questo affascinante fenomeno assicura, con la ricombinazione
genetica a livello cromosomico, la continua diversità fenotipica, cioè
somatica, di ogni essere vivente e quindi di ogni individuo umano, e
questo per garantire finalisticamente la sopravvivenza di una
specie, in continua variabilità, nei confronti di un ambiente difficile,
in costante evoluzione e quindi selettivo.
E’ il
determinismo finalistico biologico che necessariamente produce
la diversità individuale ed è il determinismo evoluzionistico
storico-socio-economico e geo-ambientale che ha indirizzato
obbligatoriamente, in senso inverso, sotto il condizionamento selettivo
della costante ambiente, come risultante di una prima tappa di
aggregazione stabile ed organizzata di socialità, cementata dalla
consapevolezza del denominatore comune biologico-culturale-etnia
quindi, intesa come momento evolutivo biologico-socio-culturale
unitario, indivisibile. Modulo elementare per configurare
pariteticamente altre possibili ed ipotetiche aggregazioni.
Queste
realtà biologiche e queste realtà etno-culturali non sono mai state
minimamente percepite e tanto meno ospitate dalle ideologie
tradizionali. Non recepire tali evidenti ed oggettive realtà significa
ignorare grossolanamente una parte fondamentale della natura e realtà
umana.
Ne
consegue quindi che le ideologie e le loro relative emanazioni
partitiche, analizzate in questa ottica, non hanno diritto e titoli per
arrogarsi l’assoluta autorità di negare un legittimo spazio
culturale-politico che comunque non è stato, non è, non sarà di
pertinenza dell’area ideologico-partitica. Le ideologie-partito non
hanno il diritto di occupare e di saturare abusivamente lo spazio
culturale-politico extra-ideologico tradizionale.
Ad
integrazione di quanto su esposto, è necessario citare passi
significativi ed illuminanti dell’opera di Ivan Pavlov “I riflessi
condizionati”, autorità indiscussa e premio Nobel nel campo della
neurofisiologia.
A
riguardo del condizionamento dell’ambiente sul comportamento dei cani
l’Autore cita testualmente: “…Il tipo nervoso (cane) è dunque un
aspetto congenito costituzionale dell’attività nervosa dell’animale, un
genotipo.
Ma
poiché l’animale dal giorno della nascita è sottoposto alle
svariatissime influenze dell’ambiente circostante, alle quali deve
inevitabilmente reagire con determinate attività che spesso finiscono
per rafforzarsi nel corso della vita, dovremo concludere che l’attività
nervosa definitiva di un animale è data dalla fusione delle
caratteristiche del tipo con le modificazioni date dall’ambiente
esterno: il carattere è quindi un
fenotipo.
Quanto abbiamo esposto rappresenta evidentemente un materiale
fisiologico indiscutibile, che riguarda il lavoro fisiologico normale,
obiettivamene studiato, del segmento superiore del sistema nervoso
centrale ; dalla funzione normale deve infatti cominciare, e
generalmente si comincia lo studio fisiologico di qualunque parte
dell’organismo animale”.
Da
quanto esposto quindi, emerge in modo chiaro che il comportamento di un
individuo e di un gruppo è il prodotto di antichi o antichissimi
condizionamenti che sono poi in sostanza, in senso lato, le sue radici.
Ed è
appunto su questo concetto che, per passare alla parte conclusiva, è
opportuno fare alcune necessarie considerazioni .
Il
carattere primigenio di un individuo è genetico, ma non puo’
manifestarsi in quanto, in presenza del condizionamento
socio-cultural-ambientale, sarà solo la risultante fenotipica (corporeo-comportamentale)
a manifestarsi.
Quindi
il carattere dell’individuo è condizionato da una cultura (storia,
usanze, costumi, tradizioni, momenti istituzionali ed economici).
Di
conseguenza una comunità (Etnia), quantunque esistano diverse varietà di
individui, riceverà un condizionamento costante da una stessa cultura.
Possiamo quindi affermare che una Etnia è una popolazione di individui
che ha una componente di omogeneità fenotipica.
Ecco
dove le radici (cioè i condizionamenti culturali-ambientali-ancestrali),
di generazione in generazione hanno plasmato e forgiato i caratteri
salienti dei popoli.
Tenuto
conto che il condizionamento è inconscio (se non volutamente per ricerca
analitico-introspettiva), diventa sovente difficile identificare e
quantificare le diverse componenti che caratterizzano le radici di una
Etnia.
La
memoria storica di questo evento (condizionamento culturale-ambientale)
è depositata nei meandri dell’inconscio o per lo meno custodita con pari
dignità nei confronti della componente razionale o ideologica di ogni
uomo.
Prova
ne è che, in caso contrario, la ragione pura o l’ideologia avrebbero già
omologato in una semplificazione di uniformità gli uomini.
Invece
risulta che la formazione dell’uomo nuovo, frutto della pura ragione o
dell’ideologia dà un risultato effimero, di facciata.
Ed
allorchè la costruzione ideologica traballa sotto l’urto inesorabile
della resa dei conti con la realtà, ecco che tutta la costruzione
ideologico-razionale si polverizza e riappare l’uomo reale, che nel
vuoto dei valori fantasma o artificiali si aggrappa ai valori
tradizionali ed alla forza vitale della sua mai estinta identità,
vero zoccolo duro della sopravvivenza.
La
storia odierna puo’ essere testimone e maestra.
Non si
è ancora capito a sufficienza il significato profondo di questa
componente di identità, espressione dei diritti naturali, dell’uomo.
Nessuna ideologia finora ha saputo e potuto soddisfare le globali
esigenze dell’uomo. Nessuna ideologia, storicamente parlado, ha
prelevato l’uomo e lo ha fatto balzare su una migliore dimensione
storico-evolutiva.
Tutte
le ideologie, alla prova dei fatti, hanno dimostrato di essere
insufficienti, con vistose contraddizioni, quando non addirittura con
aspetti involutivi.
Si
potrebbe dire che le ideologie tutte, inizialmente e apparentemente
confezionate su misura dell’uomo, si sono rivelate alla fine abiti
stretti, soffocanti e fuori moda.
Occorre chiedersi il perché di questo costante insuccesso, come pure
quale sia la causa deflagrante che appare in tempo successivo a demolire
l’edificio teorico-ideologico che sembrava inizialmente progettato con
perfezione cristallina.
Si
potrebbe sostenere che questa componente insopprimibile, che rivendica
un suo spazio di espressione, sia proprio la componente dei diritti
naturali, cioe delle inalienabili radici dell’uomo.
Se la
storia del pensiero umano ha come termine di paragone due o tremila
anni, sicuramente le componenti comportamentali, gli istinti vitali che
interagiscono con la vita di relazione, hanno un riferimento temporale
che affonda nella notte dei tempi.
Tempi
che sono ugualmente memorizzati ed archiviati nell’inconscio dell’uomo,
non possono essere cancellati da una qualsiasi nuova esperienza, che in
termini di tempo evolutivo-biologico resta comunque un istante fugace.
Si
vedano ad esempio i settant’anni di socialismo reale (i regimi comunisti
marxisti-leninisti) nell’Europa dell’Est.
Certamente non hanno generato l’uomo nuovo, immune dai condizionamenti
del passato, cioè l’uomo ideologico profetizzato dalla teoria comunista
e battezzato dalla rivoluzione bolscevica.
Con
questo non si vuole negare il valore dell’ideologia quale frutto del
pensiero più alto dell’intelletto, quando ovviamente questa ha un volto
umano, ma ribadire che l’ideologia non puo’ e non deve saturare tutto lo
spazio di pertinenza dell’uomo, ma deve convivere con l’espresione degli
inalienabili diritti naturali.
Approfondire e sviluppare queste idee è sicuramente necessario, per
portare sul palcoscenico della Storia una nuova possibilità all’uomo di
riscoprirsi, di misurarsi e quindi di completare il pensiero e l’azione
politica.
Rivalutare quello che ancora non si è voluto o tentato, per pregiudizio
o limitazione intellettuale, di fare emergere nell’uomo, ma che è un suo
profondo essere e palpitare, è sicuramente la vera scommessa del nostro
tempo.
Ritrovare l’essenza delle proprie radici e prendere coscienza dei propri
diritti naturali è immancabilmente un momento di riappropriazione di una
nuova dimensione, che sarà la chiave per proiettare tutti i popoli verso
la consapevolezza e la necessità del rispetto reciproco, della
comprensione, della cooperazione, verso la speranza di una nuova aurora
per l’umanità.
Mauro Bonino
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