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Editoriale

Salvatore Francia
 

Carattere mediterraneo e ario-romano-germanico
Centro Studi “Identità”


Islam, Cristianesimo, Europa

Fabio Calabrese


Discorso sul costume


Creare l’economia corporativa

A. L. Arrigoni


El dinero como medio político - La financiación de los partidos

Ramon Bau

 

Bruxelles / Genève


Infibulazione in UK

Martin Webster

 

Immigrazione: un dramma per tutti

Pino Rauti

 

David Irving, Galileo Galilei e quell'inquisizione che non doveva esserci più

Harpocrates

 

Società multietnica

Leonini


Se seminate vento...

Ward Churchill


L'idéologie americaine

F.P. Yockey, Imperium


Il Cipresso tagliato: la questione libanese

Stefano Alamari

 
Figli di un dio minore

www.israelshamir.net, traduzione a cura di www.arabcomint.com


Il patto di Monaco


"Direttive per l'attività futura"


Le mithe du loup

Thomas Stahler

 

Ipazia - Martire de fanatismo cristiano
CDA

 

Le province dell'Impero Romano

Paolo Possenti

 

 

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EDITORIALE

Utopia

 

Lo sviluppo delle comunità umane ha raggiunto dimensioni continentali:

l’Europa è in ritardo.
L’Europa non è ancora una realtà politica, ma è un’unità culturale e storica che duemila anni di guerre civili non sono riusciti a spezzare, una civiltà che ha saputo mantenersi vitale attraverso i millenni. Di essa partecipano tutti i popoli che sentano di farne parte: per questo l’Europa non può essere esattamente delimitata da confini geografici. É un valore universale.
Le comunità umane componenti il “corpo” del popolo europeo, guardano ancora con troppa distrazione all’Europa, con una sorta di timore, di inconfessato pudore. L’uomo europeo è permeato da un senso di colpa che solo può servire a mantenere divisa l’Europa. Il colonialismo pare essere una macchia indelebile sulla sua coscienza, come il nazifascismo.
Sono fenomeni che ormai appartengono alla storia, e l’Europa deve guardare al futuro.
Oggi l’Europa offre, ai Paesi del Terzo Mondo, il patrimonio inestimabile della sua cultura, della sua scienza, della sua tecnologia, della sua civiltà, su un piano di non sospetta collaborazione, nel rispetto delle prerogative delle diverse realtà nazionali.
Se a qualcuno può dar fastidio l’orgoglio di sentirsi europei, possiamo affermare che quest’orgoglio può essere sostituito dalla necessità di sentirsi europei, dalla realtà di essere accomunati in un medesimo destino.
Sotto la superficie di atteggiamenti esistenziali apparentemente vacui, le nuove generazioni europee vivono esperienze colme di fermenti, di ansie, di volontà di superamento dell’attuale fase critica.
Il settarismo ideologico ha frenato la realizzazione dell’unità europea: si continua a volere non l’Europa (che può anche mutare nella sua rappresentazione politica) ma un determinato tipo d’Europa, ponendole dei limiti, mutilandola non solo geograficamente, ma sotto tutti gli aspetti.
L’Europa deve essere unita a prescindere dalle forme di governo che ogni singola regione si potrà dare: almeno fino a quando non si pervenga ad una forma di governo europeo.
Importa la vocazione all’Europa.
Non l’Europa dei mercanti, della finanza e delle multinazionali, bensì l’Europa della cultura, delle arti, delle lettere, della scienza, della tecnologia, della civiltà.
Schiacciata dal colosso americano, l’Europa deve trovare la sua via: le conseguenze di una guerra perduta da Italia, Germania e Giappone oltre 60 anni or sono, non possono e non devono continuare a ricadere su tutta l’Europa, su tutto il mondo.
Il popolo europeo sarà tale quando sarà disposto a sostenere lotte e sacrifici per la sua unità, per la sua libertà, per la sua autonomia e indipendenza politica. Senza il cemento della sofferenza non esisterà mai un’effettiva realtà politica europea, nessun europeo vi s’individuerà.
In altri tempi qualcuno affermò che la libertà non si acquista, ma si conquista.
In Europa appaiono i segni di tentazioni autoritarie, sia pure di segno “democratico”, che altro non sono se non le conseguenze della stanchezza e della corruzione del potere politico.
In un’Europa che si vorrebbe democratica non c’è spazio per i giovani movimenti politici che pretendano agire fuori dagli schemi e dalle strutture precostituite. Questi movimenti sono emarginati, distrutti da una persecuzione capillare e spietata: per poi chiedersi il perché della devianza di alcune frange giovanili che a volte si è scatenata in alcune regioni europee. La violenza di questi movimenti è la reazione di sopravvivenza alla violenza di taluni governi, è una reazione alla mancanza di libertà.
Una democrazia che non abbia il coraggio e la forza di ammettere nel proprio seno tutte le tendenze politiche, non può considerarsi una democrazia legittimata dal consenso popolare, ma una tragica farsa. Una democrazia che, per tenersi in vita, debba fare ricorso, mantenga in vita e pensi di formulare ed applicare leggi speciali e discriminatorie, in Europa, finisce per rinnegare se stessa e le radici sulle quali pretende di fondarsi.
La classe politica europea pare sclerotizzata e mal si adatta all’idea di un’alternativa di potere, specialmente se quest’esigenza è espressa dalle giovani generazioni.
I giovani devono prendere o lasciare ciò che si offre loro...e sono sempre più quelli che “lasciano”!
Il dilagante astensionismo elettorale ed il diffuso disinteresse per l’impegno politico ne sono la dimostrazione.
Le organizzazioni politiche preesistenti si sono trasformate in giganteschi “trusts” capaci di manipolare a loro piacimento opinione pubblica e imperi finanziari. Spesso, alle strutture amministrative dello Stato si sono sostituite le strutture dei partiti, spartendosi il potere come se lo Stato fosse una società per azioni.
Imprese industriali, commerciali, agricole, bancarie, finanziarie, devono soggiacere al ricatto dei partiti politici per poter sopravvivere: occorrono sempre più capitali per mantenere in vita i colossi organizzativi e propagandistici che vivono nell’area del potere. Crescono corruzione e clientele. L’economia accentua le sue note di crisi.
Questa non è, non può essere, la via dell’Europa!
Occorre dare maggiore impulso, maggiore forza a tutte le iniziative che portino il nome
D’Europa.
Intensificare l’interscambio d’iniziative culturali, informative e politiche anche e specialmente a livello di minoranze.
Creare programmi radiotelevisivi e giornali a carattere europeo, con carattere permanente.
Questi mass-media devono essere aperti, disponibili a tutte le realtà politiche e culturali.
Ogni europeo deve sentire come propri i problemi d’ogni altra regione, dibatterli, suggerire soluzioni e metodologie.
Alcuni studiosi già stanno mettendo a punto, con anticipo sui tempi previsti, un tipo di “economia modulare” che consenta la rapida integrazione economica europea, non solo a livello di programmi ma anche di strutture. Economia modulare che può risolvere non solo problemi di struttura, ma anche il problema di una più ampia e giusta distribuzione della ricchezza. In altri termini una via europea a realizzare i termini di un sistema economico di ampia socialità, che prescinda dalla logica della contrapposizione, ma che dia impulso alla consapevolezza, nel mondo del lavoro e delle imprese, di essere legati ad un comune destino.
L’Europa deve diventare un simbolo, motivo di slanci generosi, deve diventare un’unità, una realtà che ogni europeo senta viva dentro di sé.
Un punto di riferimento per tutti i popoli alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo che possa assicurare il progresso senza che ne abbia discapito la civiltà, che non implichi la rinuncia alle proprie tradizioni, alla propria cultura, al proprio modo di essere, alla propria identità individuale e collettiva. 

 

 

 

 

Salvatore Francia

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